Monte Scalpello, tra cultura e contraddizioni – di Agatino Reitano

Monte Scalpello, tra cultura e contraddizioni

L’ultima propaggine nord-orientale dei monti Erei è costituita da un rilievo montuoso che ha dell’eccezionale per la sua natura. Monte Scalpello, “muro” di confine tra le province di Catania, a sud, e di Enna, a nord, rappresenta un elemento paesaggistico e naturalistico di grandissimo interesse, nonostante le esigue conoscenze di cui disponiamo. La dorsale, che si allunga in direzione est-ovest per circa 2,5-3 km, ha un’altezza sul livello del mare di 583 metri e possiede un’ossatura geologica assai complessa e straordinaria al tempo stesso. Esso fa parte di un gruppo montuoso, posto ai margini occidentali della Piana di Catania, tra il fiume Dittaino a nord, ed il fiume Gornalunga a sud, che raggiunge con il Monte Judica la quota di 765 m s.l.m. Tale sistema montuoso, geologicamente noto con il nome di “Gruppo di Monte Judica” è costituito da tre dorsali, tutte con andamento est-ovest: quella di Monte Scalpello a nord; quella di Monte Judica-Turcisi nella parte centrale; quella di Monte Gambanera-Balconere a sud. Monte Scalpello è un rilievo che, in passato, doveva essere ricco di emergenze naturalistiche e storico-archeologiche di grande pregio, ma di cui ci è stato tramandato molto poco a causa della “mano pesante” dell’uomo, dell’incuria, dell’ignoranza e della cattiva gestione da parte degli enti pubblici preposti alla tutela del territorio, che sono intervenuti quando era oramai troppo tardi, quando erano già state autorizzate ben tre cave per l’estrazione di materiale roccioso e le consuete attività d’incendio e pascolo avevano sempre più ridotto le già sparute “isole” di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Su una vasta area del monte, infatti, ricade un vincolo paesaggistico, che deve la sua motivazione anche alla presenza di importanti affioramenti fossiliferi. Peccato però che i giacimenti più importanti, oggetto di passate e recenti scoperte, ricadono ben al di fuori dei confini delle aree oggetto di tutela!

Reitano-monte scalpello (7)Monte Scalpello visto da oriente

La geologia di Monte Scalpello, come quella del gruppo montuoso di cui fa parte, è assai complessa e nel tempo è stata oggetto di svariati lavori scientifici, talvolta contrastanti, incompleti o addirittura fuorvianti. La successione stratigrafica affiorante nel gruppo di Monte Judica è probabilmente tra le più straordinarie esistenti nella Sicilia centro-orientale, seppure talvolta difficile da “leggere” sul campo. Le dorsali sono costituite da una successione stratigrafica che alla base è rappresentata da una formazione argillosa del Triassico superiore (Carnico superiore – Tuvalico – circa 225-216,5 +/-2 milioni di anni), affiorante sui versanti meridionali dei monti Scalpello, Judica, Gambanera, e un tempo anche su quello meridionale di Monte Turcisi, che fin dai primi dell’800 è stata oggetto di importanti studi paleontologici. Nel dettaglio la suddetta formazione argillosa, geologicamente nota come “Formazione Mufara” (dal nome del Monte Mufara, nelle Madonie meridionali) è costituita da argille contenenti varie intercalazioni litoidi costituite da calcisiltiti, arenarie, calcari marnosi grigi fossiliferi, calcareniti oolitiche, calciruditi, calcari selciferi grigi e calcilutiti contenenti resti di lamellibranchi (Halobia) e radiolari. Le calcareniti oolitiche, talvolta, sono molto ricche di resti fossili; tra essi sono presenti: echinidi, crinoidi, brachiopodi, scafopodi, lamellibranchi, gasteropodi, cefalopodi, coralli, ostracodi, foraminiferi, ecc…

Reitano-monte scalpello (8)Gasteropodi fossili provenienti dai livelli carnici

Reitano-monte scalpello (9)Impronte di Halobia, nei calcari selciferi basali della formazione Scillato

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAmmonite del genere Mojsisovicsites, recante sutura di tipo ceratitico

Al di sopra della formazione Mufara giacciono calcari marnosi scuri (Formazione Scillato) caratterizzati dalla presenza di liste e noduli di selce generalmente di colore nero o plumbeo; livelli calcarei costituiti quasi esclusivamente dall’accumulo di valve di Halobia, anch’essi di età Triassica (Carnico?-Norico-Retico?). Sui calcari troviamo ancora radiolariti (rocce formate da sedimenti essenzialmente costituiti da resti di microrganismi marini silicei, i radiolari, depositati all’interno di un paleo-oceano, ad elevate profondità) di età giurassico-cretacea (Formazione Crisanti), marne e calcari marnosi eocenico-oligocenici (Formazione Caltavuturo) e ancora argille marnose ed arenarie glauconitiche oligo-mioceniche (argille e arenarie glauconitiche di Catenanuova). La successione stratigrafica fin qui esposta è presente, seppur non sempre affiorante e completa, nelle tre dorsali sopra descritte. Tale ripetizione da nord verso sud è il frutto di una ripetuta sovrapposizione che ha dato luogo, durante l’Orogenesi Alpina, ad un raccorciamento crostale. Nel corso di tale evento, caratterizzato da complessi movimenti tettonici, ha avuto origine la sovrapposizione, l’una sull’altra, delle tre dorsali (come scaglie tettoniche), ed ognuna di esse al di sopra di terreni di età cenozoica, che “le farciscono come il condimento di un sandwich”. Questo è stato ampiamente dimostrato da sondaggi, effettuati durante ricerche petrolifere sul versante meridionale di Monte Scalpello, che hanno intercettato, al di sotto dei terreni triassici, quelli di età cenozoica, quindi nuovamente la medesima successione affiorante a Monte Judica.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAmmonite del genere Discotropites, recante sutura di tipo phylloceratitico

L’interesse per le formazioni geologiche triassiche di Monte Scalpello si è palesato già durante l’800, quando illustri personalità del monto scientifico siciliano, e non solo, si sono cimentate nello studio delle faune fossili in esse contenute. Tra questi ricordiamo il palermitano Pietro Calcara, Andrea Aradas, Gaetano Giorgio Gemmellaro, Salvatore Scalia e Giuseppe Maugeri-Patanè. Essi produssero, a partire dalla prima metà dell’800 fino ai primi del ‘900, una grande mole di lavori scientifici che hanno avuto come oggetto la descrizione di ricche e ben conservate faune marine fossili. Dagli autori passati sono state infatti raccolte e descritte numerose specie ascrivibili a molluschi, brachiopodi, coralli, echinodermi e crostacei; alcune di quelle raccolte non furono mai studiate e quindi risultano ancora oggi sconosciute alla scienza! La carenza di studi, forse, è in parte imputabile alla difficoltà di individuare in affioramento i litotipi fossiliferi, oggi vistosamente coperti da vasti coltivi, da recenti frane, o peggio ancora, parzialmente distrutti da sbancamenti di varia natura. Recentemente una ricerca condotta dal Museo di Storia naturale di Comiso nelle formazioni triassiche del monte, ha portato alla scoperta dei resti (due vertebre) dei primi ittiosauri siciliani (http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2014/03/31/in-sicilia-i-resti-di-due-rettili-marini-preistorici_102043cc-9f42-46e8-9876-6529cbbb310e.html), a conferma dell’importanza del sito e di quanto ancora tale formazione possa restituire agli studiosi. Tale ritrovamento, tuttavia, apre degli interrogativi inquietanti che riguardano l’approccio poco scientifico di taluni “cacciatori di fossili”. Se da un lato la legge ha mancato i suoi obiettivi nei termini della tutela dell’area, continuando a fare acqua da tutte le parti, con tutti i suoi cavilli, dall’altro è assurdo che taluni “cercatori” possano raccogliere materiali paleontologici di grande pregio scientifico, sottraendoli, di fatto, a coloro che hanno possibilità di studiarli o farli studiare.

Reitano-monte scalpello (12)Vertebre di ittiosauro ritrovate a Monte Scalpello e conservate al Museo civico di Storia Naturale di Comiso

Sarebbe pertanto auspicabile, in un futuro prossimo, una legge che possa riconoscere la ricerca di fossili a liberi cittadini, opportunamente formati e qualificati ed afferenti ad associazioni vicine a strutture museali. Solo così alcuni reperti, altrimenti illegalmente detenuti, possono avere una corretta collocazione ed in questo solco si può auspicare ad una crescita della cultura naturalistica e della consapevolezza di un patrimonio che appartiene a tutti. Allo stato attuale, infatti, le leggi vigenti vietano ogni possibilità al cittadino, negando, ad esempio ai più piccini, la possibilità di sviluppare una passione che sul campo vede i suoi primi germi.

Bibliografia

Dal Sasso C, Insacco G, Chiarenza A A, Di Franco D. & Reitano A. 2014. First record of Ichthyosaurs in Sicily (Upper Triassic of Monte Scalpello, Catania Province). Rivista italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 120-1.

Lentini F. (1974) – Caratteri stratigrafici e strutturali della zona di Monte Judica (Sicilia orientale), Rivista Mineraria Siciliana, anno XXV, n.145-147, 3-26

Monaco C. & Da Guidi G. (2006) – Structural evidence fot Neogene rotations in the eastern Sicilian fold and thrust belt. Journal of Structural Geology, 28, 561-574.

Reitano A. (2010) – Monte Scalpello, testimone di eventi geologici straordinari – Agorà

Scalia S. (1909) – Il gruppo di Monte Judica. Boll. Soc. Geol. It., 28, pp. 269-340, tav 8-9, 6 figg. Roma

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